MENOMALE CHE SILVIO C’È STATO

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peppe rock MENOMALE CHE SILVIO CÈ STATO   

–   di Peppe Rock Suppa   –       

Senza Silvio in Italia non avremmo avuto la tv pop, una vera e propria rivoluzione dell’immaginario. Molto ostile ai comunisti degli anni Ottanta. A loro andava bene quello che passava il convento di mamma Rai, e per chi come me è stato bambino prima e adolescente poi negli anni Ottanta e Novanta sarebbe stata un’esperienza televisiva triste e noiosissima.

Invece Silvio creò la tv commerciale, e al posto del cimitero di Viale Mazzini con la Fininvest (che dopo divento Mediaset) il nostro mondo si popolò di avanguardie. Anzitutto il genio Silvio scoprì un genio televisivo, Antonio Ricci, che ideò Drive in, un programma che ci fece crescere fuori dal moralismo democristiano (e che tutt’oggi porta avanti uno dei programmi più longevi e irriverenti e liberi del panorama televisivo, Striscia la notizia), tra Ezio Greggio che faceva l’Asta Tosta (chi non ricorda il tormentone: è lui o non è lui? Ceeeerto che è lui), Gianfranco D’Angelo con il cane Has Fidanken, e le tette di Carmen Russo, il culo di Nadia Cassini, a 9 ravvivare le nostre nascenti fantasie di ragazzi. Un meraviglioso circo di follia e allegria. Non era mica la Rai meno male, e infatti a inizio anni Novanta arrivò subito Non è la Rai di Gianni Boncompagni, altro genio della comunicazione, anche lui attaccato dalla sinistra bigotta perché c’erano le ragazzine, nel frattempo sperimentando anche programmi surreali che hanno lasciato un’eredità nella comicità futura, come quelli di Gianni Ippoliti, portando a far diventare opinionisti la gente comune (facevano ridere, però a pensarci erano meglio degli opinionisti seri di oggi).

Senza contare che senza Silvio, oltre ai cartoni giapponesi, da Lady Oscar a Jeeg Robot (mentre la Rai aveva fatto venire la depressione con lo sfigatissimo Dolce Remì) non avremmo visto le serie tv che hanno cambiato la nostra vita, importate dagli Usa, tra cui Supercar, A Team, Magnum P.l. ecc… dando poi vita alle prime serie comiche italiane di culto, come Casa Vianello. Strappando alla Rai appunto il meglio che c’era, e pagandolo il dovuto, infatti non ci volle molto, per dirne una, a convincere Mike Bongiorno a passare alla tv commerciale. Perché prima di Silvio i grandi venivano pagati poco, come funzionari statali.

Arrivò poi il Maurizio Costanzo Show, un talk show unico, che mai sarà ripetibile. Ogni sera non c’era italiano che non si chiedesse chi c’è stasera al Costanzo? E da lì sono passati tutti coloro che sono diventati qualcuno in seguito, da Vittorio Sgarbi a Enzo lacchetti. Da Costanzo era così, chiunque aveva una chance, e Costanzo non sarebbe stato possibile senza Silvio, l’unico che importò il sogno americano in itaIla, in tv, e non solo in tv. Infatti il genio di Silvio era individuare talenti che non avrebbero trovato spazio altrove, danda vita alla televisione modema prima di allora inimmaginabile.

Per esempio capì subito le potenzialità di Claudio Cecchetto, lasciandogli carta bianca per la sua Deejay Television: pensate un po’, i personaggi di punta esordienti erano Jovanotti, Fiorello, Amadeus, Gerry Scotti.

Cambiò anche l’informazione: Giuliano Ferrara con L’istruttoria, dove andò in onda la prima vera rissa della televisione italiana, Vittorio Sgarbi che tira dell’acqua a Roberto D’Agostino, e quest’ultimo che gli molla uno schiaffo.

Che dire: l’elenco di tutto l’immaginario creato da Silvio sarebbe lungo. Senza di lui in Italia non avremmo avuto gli anni Ottanta e Novanta, saremmo rimasti bloccati ai Settanta. Come sarebbe lungo l’elenco di tutti i suoi detrattori, i famosi intellettuali organici, contro la televisione berlusconiana che ci avrebbe lobotomizzati. Perché ci volevano organici alla loro televisione cattolica e comunista della noia.