“ARTE RECLUSA…”, QUANDO L’ARTE DIVENTA EVASIONE

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65232272 748930698855368 6886571380112883712 n “ARTE RECLUSA...”, QUANDO L’ARTE DIVENTA EVASIONENAPOLIGiovedì 27 giugno alle 18 al Palazzo Reale si svolgerà la presentazione del libro del dottor Adolfo Ferraro “Arte Reclusa/Libera arte. Le evasioni possibili”

Ferraro “ARTE RECLUSA...”, QUANDO L’ARTE DIVENTA EVASIONEPsichiatra e Psicoterapeuta, l’autore è docente in Psichiatria Forense alla Facoltà di Medicina della Seconda Università di Napoli. Il dottor Ferraro, formatosi come psicodrammatista in vari stages formativi in Italia e all’estero, ha utilizzato lo psicodramma come tecnica riabilitativa con i pazienti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa , di cui è stato direttore dal 1996 al 2010.

Il testo affronta, anche utilizzando il meccanismo del racconto, il complesso rapporto che esiste tra la salute mentale e l’espressione creativa nel mondo recluso ed escluso, attraversando simbolicamente una zona definita grigia ma in realtà carica di colore – che delimita il confine antinomico tra presunta follia e presunta sanità mentale, tra la norma e il suo contrario, tra utopia e realtà, tra arte e cialtroneria, tra bontà e cattiveria, tra accettazione e rifiuto. Esso raffigura le produzioni creative raccolte nelle carceri, nei servizi di salute mentale, nelle comunità terapeutiche della campania, dove si realizza un modello che impone, tra le sue principali risorse, quello di modificare le capacità espressive di chi è recluso / escluso, annullando l’identità con l’omologazione, o con un numero di matricola o di pratica burocratica o con una divisa. Ma in realtà (e paradossalmente) nella zona grigia che diventa luogo l’espressione si insinua nelle maglie della reclusione e dell’isolamento, e può rappresentare un mezzo di fuga, il racconto di un desiderio (magari terrifico), una possibilità figurativa (magari inquietante), e non sempre e solo un sintomo. Arte reclusa è il racconto di una evasione, è la rappresentazione di un gioco collettivo che utilizza i linguaggi artistici di chi non è necessariamente artista, è la ricostruzione di vite che la malattia o il carcere non sono riusciti a sconfiggere. E un viaggio nella zona grigia, che raccoglie ed espone materiale creativo che viene prodotto dalle attività che utilizzano linguaggi dell’arte come modalità riabilitativa in luoghi tendenzialmente deputati alla reclusione e all’esclusione.