A PROPOSITO DI UN ORDINE INUTILE

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Riceviamo da Società Libera un articolo che, prendendo spunto dal dibattito in merito al cambio di nome dell’Odg, offre uno spunto di riflessione sul giornalismo.

di Emiliano Silvestri

Nella notte del 16 ottobre il Consiglio Nazionale ha approvato le linee guida per la riforma dell’Ordine dei Giornalisti che dovranno essere discusse e approvate dal Parlamento.
In molti hanno dibattuto e continueranno a dibattere sulle modalità di accesso alla professione, sugli elenchi e sulla questione degli uffici stampa.
Per parte mia, argomento brevemente lo sconcerto di fronte al cambio del nome in “Ordine del Giornalismo”. Se c’è un senso nella parola “giornalismo”, credo si possa ritrovare nel concreto prodotto dell’agire quotidiano dei singoli giornalisti; ai quali deve essere garantita la libertà affinché possano esercitare nella propria autonomia, responsabilità e creatività.
Fatta salva la buona fede di chi ha attuato questa modifica “affinché sia chiara la funzione di un’istituzione deputata, per legge, a garantire il diritto dei cittadini a essere informati nel rispetto dell’Art.21 della Costituzione”, ho la sensazione che si tratti di una decisione avventata, soprattutto nei tempi in cui viviamo.
Se per caso l’Ordine cadesse nelle mani di organicisti – per dirla con Luigi Sturzo – “che fanno degli organismi sociali delle entità per sé stanti”, dove andremmo a finire?  Costoro, credendosi sommi sacerdoti del Giornalismo, potrebbero imporre a tutti i loro colleghi cosa debba essere “notiziabile” e cosa non debba, invece, essere conosciuto dai cittadini.
Un esempio a proposito del diritto alla conoscenza: quanti di noi sanno che il Partito Radicale è  una Ong di prima classe nelConsiglio economico e sociale delle Nazioni Unite – ECOSOC ? Quanti sanno che le democrazie occidentali sono riuscite a rintuzzare l’attacco della Russia che, appoggiata nel 2000 da Cina e Vietnam, voleva fosse espulso da quel comitato?